In un centro storico nel quale il verde arboreo è ormai diventato una rarità, abbiamo pensato di compiere un piccolo gesto simbolico: dare un nome ai due ulivi di Piazza Vittorio Veneto, presenti da quasi vent’anni e oggi, fortunatamente, in ottima salute.

Abbiamo scelto due nomi profondamente legati alla mitologia del Circeo: Ulisse ed Elpenore.

Ulisse, protagonista del mito di Circe — quello a sinistra — ed Elpenore — a destra —, suo giovane compagno di viaggio che, secondo il racconto omerico, dopo essersi ubriacato si addormentò sul tetto della dimora di Circe e, al risveglio, precipitò trovando la morte, rappresentano due figure indissolubilmente legate all’immaginario del nostro territorio.

Non si tratta soltanto di una curiosità o di una trovata simbolica. Dare un nome a questi due alberi significa renderli riconoscibili, valorizzarli e richiamare l’attenzione sulla necessità di proteggerli e conservarli.

Quegli ulivi sono ormai parte del paesaggio della piazza, della sua memoria recente e della sua identità. Da quasi vent’anni accompagnano la vita del centro storico, offrendo verde e ombra in uno spazio pubblico che ne ha sempre più bisogno.

Per questo ci piacerebbe che Ulisse ed Elpenore diventassero due piccoli “monumenti verdi” del nostro borgo, da curare e salvaguardare nel tempo.

Oggi stanno bene. Facciamo in modo che possano continuare a stare bene ancora per molti anni.

E soprattutto, se un domani dovessero sorgere problemi di convivenza con nuovi utilizzi della piazza, NON CI SI VENGA A DIRE CHE SONO GLI ULIVI A ESSERE “FUORI POSTO”. Sono lì da quasi vent’anni e fanno ormai parte della piazza.

SEMMAI SONO TAVOLI, SEDIE E OCCUPAZIONI COMMERCIALI A DOVERSI ADATTARE ALLA PRESENZA DEGLI ALBERI, NON IL CONTRARIO.

Proteggere ciò che resta è il primo passo per non doverne rimpiangere domani la scomparsa.

Con la speranza che l’iniziativa trovi attenzione e condivisione anche da parte di chi promuove e gestisce il turismo e la cultura locale, perché tutela del verde, identità dei luoghi e valorizzazione culturale dovrebbero procedere nella stessa direzione.

 

 

Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
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