Le panchine che un tempo si trovavano all’ombra degli ulivi, comode per i turisti, per le mamme che controllavano i bambini giocare e per gli anziani che si fermavano a riposare, sono forse queste?

Sono queste le panchine rimosse dal centro storico e poi fotografate presso il centro comunale di raccolta differenziata, tra i materiali in via di smaltimento?

Ci auguriamo sinceramente una sonora smentita.

Perché, se così fosse, non ci sarebbero molte parole da aggiungere.

Ma questo episodio, grave già di per sé, non può essere letto come un fatto isolato. Va inquadrato dentro una trasformazione più ampia che da tempo interessa il nostro centro storico.

Poco alla volta, spazi pubblici, aree panoramiche, sedute, angoli di sosta, luoghi di incontro e piccoli elementi di vivibilità sembrano arretrare, mentre avanzano occupazioni, dehors, tavolini, esigenze commerciali e usi sempre più privatistici dello spazio comune.

Il centro storico non può diventare soltanto un corridoio di consumo.

Non può essere pensato solo per chi deve sedersi a un tavolo, ordinare qualcosa e pagare.

Un centro storico deve restare anche luogo di passeggio, incontro, memoria, riposo, socialità gratuita. Deve essere vivibile per gli anziani, per le famiglie, per i bambini, per i residenti, per i turisti che vogliono semplicemente fermarsi qualche minuto all’ombra.

Le panchine non sono semplici arredi urbani.

Sono un segno concreto di accoglienza pubblica. Dicono che uno spazio appartiene anche a chi non consuma, a chi cammina, a chi aspetta, a chi guarda, a chi si incontra, a chi vive il paese.

Se quelle fotografate fossero davvero le panchine rimosse dal centro storico, sarebbe doveroso spiegare chi ne ha disposto la rimozione, per quale motivo, dove dovevano essere ricollocate e perché siano finite al centro di raccolta, tra materiali destinati allo smaltimento.

Ma, oltre al singolo episodio, chiediamo una riflessione più ampia.

Che centro storico vogliamo?

Un centro storico vivo, accogliente, equilibrato, dove attività economiche e spazi pubblici convivono?

Oppure un centro storico progressivamente svuotato della sua funzione sociale, dove ogni metro utile viene piegato a interessi particolari e ciò che è pubblico diventa marginale, provvisorio, sacrificabile?

Attendiamo chiarimenti.

Perché quando spariscono le panchine non sparisce solo un arredo.

Sparisce un pezzo di vita pubblica

Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.

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