Panchine di Piazza Vittorio Veneto: primi riscontri alle nostre istanze

Come nel nostro consolidato modus operandi, riteniamo che le proteste espresse esclusivamente attraverso i social rischino di rimanere sterili se non vengono accompagnate da iniziative amministrative concrete.

Per questo motivo abbiamo presentato (ieri 10 agosto 2026) , ai sensi della Legge n. 241/1990, tre DISTINTE RICHIESTE DI ACCESSO AGLI ATTI, indirizzate ai Settori Lavori Pubblici (allegata), Attività Produttive/SUAP e Polizia Locale, affinché ciascun ufficio risponda per le proprie competenze, evitando il classico rimpallo del “non è di competenza di questo ufficio”.

Le richieste riguardano, rispettivamente:

  • il procedimento che ha disposto la rimozione delle panchine, gli eventuali ordini di servizio, le motivazioni e gli atti istruttori;
  • la documentazione relativa all’eventuale concessione di occupazione di suolo pubblico;
  • gli accertamenti e l’attività di vigilanza svolta dalla Polizia Locale.

Le tre istanze sono state protocollate nella giornata di ieri (saranno a breve disponibili sul sito).

Un primo riscontro

Abbiamo già ricevuto una prima risposta dal Settore Lavori Pubblici (allegata)

Dal riscontro emerge che il Settore ha richiesto al SUAP informazioni circa la durata della concessione di occupazione di suolo pubblico rilasciata all’attività commerciale interessata.

NE CONSEGUE CHE, AL MOMENTO DELLA RISPOSTA, IL SETTORE LAVORI PUBBLICI ERA ANCORA IN ATTESA DI TALI INFORMAZIONI.

La risposta precisa inoltre che le panchine non sono state smaltite, ma sono custodite presso l’Autoparco Comunale di Via della Pineta n. 22, nello spazio dell’Ufficio Lavori Pubblici e Servizio Tecnologico.

Infine, il Comune afferma che, una volta acquisite le informazioni dal SUAP, VALUTERÀ L’EVENTUALE RICOLLOCAZIONE DELLE PANCHINE NELLA LORO POSIZIONE ORIGINARIA, riconoscendo quindi che il ripristino costituisce un’ipotesi concreta.

Cosa manca

La risposta ricevuta, tuttavia, non evada l’accesso agli atti.

Non sono stati infatti trasmessi:

  • il provvedimento che ha disposto la rimozione;
  • eventuali determinazioni, ordinanze o ordini di servizio;
  • le motivazioni dell’intervento;
  • il nominativo del Responsabile del procedimento;
  • eventuali richieste provenienti da soggetti pubblici o privati;
  • gli atti istruttori che hanno portato alla decisione.

In sostanza, il riscontro chiarisce dove si trovano oggi le panchine e quale potrebbe essere il loro futuro, MA NON CONSENTE ANCORA DI CONOSCERE L’ITER AMMINISTRATIVO CHE HA PORTATO ALLA LORO RIMOZIONE.

Proseguiremo

Continueremo pertanto a seguire la vicenda attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, affinché ogni ufficio risponda sulle proprie competenze e sia possibile ricostruire con completezza il procedimento amministrativo.

RITENIAMO CHE, ALLO STATO DEGLI ATTI E DELLE INFORMAZIONI UFFICIALMENTE COMUNICATE DALL’AMMINISTRAZIONE, NON EMERGANO ELEMENTI CHE IMPEDISCANO IL RIPRISTINO DELLE PANCHINE NELLA LORO COLLOCAZIONE ORIGINARIA.

Resta naturalmente ferma la necessità che l’Amministrazione dia piena attuazione agli obblighi di trasparenza, mettendo a disposizione la documentazione richiesta.

Riteniamo che la trasparenza amministrativa rappresenti il presupposto indispensabile per ogni corretto rapporto tra cittadini e istituzioni.

 

Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.
Un altro pezzo di spazio pubblico – patrimonio della collettività – sacrificato, apparentemente senza alcuna spiegazione.

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