Fondazione “Città di Terracina” e gestione dei beni del Circeo e di Sabaudia: ulteriore approfondimento e analisi

Sulla questione si sono già espressi diversi soggetti istituzionali e politici, ciascuno secondo il proprio ruolo.

Noi continuiamo a interessarcene, anche a seguito delle sollecitazioni ricevute da cittadini e soggetti del territorio, in modo coerente con le finalità del nostro statuto, che prevedono, tra l’altro, di:
“operare per la salvaguardia, la protezione e l’uso ottimale del patrimonio naturale, paesaggistico, culturale, architettonico e archeologico del Circeo”
e di
“individuare e analizzare le problematiche legate al corretto uso del territorio e del suo patrimonio, sensibilizzando la collettività, le Autorità, gli Enti competenti e le forze politiche.”

È in questo quadro che si colloca il nostro intervento.

Secondo noi, al di là del merito della vicenda — che riteniamo improponibile — emerge con chiarezza una questione più ampia legata al metodo adottato, nonché ai profili di trasparenza e controllo pubblico.

Alla luce di quanto previsto, appare difficile comprendere le ragioni che hanno portato il Ministero ad adottare una soluzione di questo tipo, soprattutto in relazione a beni di straordinario valore storico e identitario situati in territori diversi da quello che esprime la struttura gestionale individuata.

Ribadiamo un principio che riteniamo centrale:
i beni culturali appartenenti a un territorio devono essere gestiti con il coinvolgimento diretto e determinante di quel territorio.

Un principio già richiamato formalmente anche dalle amministrazioni dei comuni coinvolti, San Felice Circeo e Sabaudia.

 Il contesto

Nel tentativo di comprendere le motivazioni, si osserva che questa decisione si inserisce in un contesto più ampio, che presenta una chiara dimensione politica.

Negli ultimi anni, il Ministero della Cultura è stato interessato da una serie di vicende pubblicamente note, tra cui le dimissioni del Sottosegretario Vittorio Sgarbi nel 2024 a seguito di una pronuncia dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le dimissioni del Ministro Gennaro Sangiuliano nello stesso anno e quelle del Capo di Gabinetto Francesco Spano a breve distanza dalla nomina.

A queste si aggiungono il mancato finanziamento pubblico a opere cinematografiche — tra cui un documentario dedicato a Giulio Regeni — cui hanno fatto seguito le dimissioni di componenti della Commissione Esperti per il Cinema nel 2026, le vicende relative al ruolo della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi e alla successiva interruzione del rapporto con il Teatro La Fenice, nonché il dibattito generato dalla mostra sul Futurismo presso la GNAM di Roma.

Più recentemente, interventi ispettivi e iniziative del Ministero nei confronti della Fondazione Biennale di Venezia nel 2026, accompagnati da dimissioni e da un ampio confronto istituzionale e mediatico anche a livello internazionale, hanno ulteriormente alimentato il dibattito.

Il susseguirsi di queste vicende contribuisce a delineare un quadro che rende difficile considerare quanto accaduto come un episodio isolato.

Si tratta di dinamiche che appaiono coerenti con il modus operandi registrato in questo periodo.

 Il livello politico territoriale

Tra le fonti di stampa che hanno affrontato il tema, la testata Alessioporcu.it, attenta alle dinamiche politico-amministrative del territorio, ha evidenziato elementi di confronto e criticità nel quadro locale:
www.alessioporcu.it/politica/a-terracina-fdi-e-forza-italia-litigano-anche-sui-beni-archeologici/

La vicenda non appare neppure condivisa all’interno della maggioranza: fonti di stampa segnalano divergenze tra le forze politiche del centrodestra e valutazioni non univoche sulla scelta della Fondazione “Città di Terracina”.

Senza entrare nel merito delle singole dinamiche, appare evidente come la vicenda presenti una componente politica rilevante.

 Ulteriore elemento:

Da notizie di stampa si apprende che il Ministero non opererebbe direttamente, ma attraverso ALES S.p.A., società interamente partecipata dal Ministero della Cultura.

ALES opera come strumento operativo del Ministero, con modalità organizzative più flessibili rispetto alla struttura amministrativa tradizionale.

 

Conclusione

Riteniamo pertanto che le motivazioni alla base delle scelte adottate siano in larga parte di natura politica e che, su questo piano, debbano trovare una soluzione.

Nel contempo, resta aperta la possibilità che i soggetti direttamente interessati — i due Comuni coinvolti — valutino l’utilizzo degli strumenti previsti dall’ordinamento, inclusa la giustizia amministrativa, attraverso il ricorso al TAR del Lazio.

Il tema, a questo punto, non è solo amministrativo, ma pienamente politico.

Ed è sul piano politico che riteniamo debba essere affrontato, prima di ogni altra iniziativa.

Riteniamo importante evidenziare tutti questi elementi per fornire ai cittadini strumenti utili a una piena comprensione e valutazione complessiva della vicenda.

a.

Centro storico la ringhiera Circeo - Il Fortino
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Fondazione “Città di Terracina” e gestione dei beni del Circeo e di Sabaudia: criticità di merito e di metodo. Approfondimento