DAL BELVEDERE AL “BRUTTO VEDERE”: L’EX ASILO CAPPONI – PALOMBI, DA SIMBOLO DI COMUNITÀ A FERITA APERTA NEL CUORE DI SAN FELICE CIRCEO
Un tempo, affacciandosi dal Belvedere di piazza Guglielmo Marconi, si godeva un panorama mozzafiato sul golfo, accompagnato dalle voci allegre dei bambini che giocavano nell’asilo sottostante.
Oggi, quello stesso scorcio regala un’immagine ben diversa: sedie, arredi discutibili, coperture provvisorie, vasi, impianti di corrente improvvisati, frigoriferi bancone e bidoni del bar che occupano l’intero piazzale della “ringhiera” dal quale ci si riesce ad affacciare a fatica.
Quello che era un simbolo di educazione e comunità è diventato, amaramente, un “brutto vedere”.
Una storia di generosità e impegno
L’asilo Capponi-Palombi nacque grazie all’altruismo dei coniugi Luigi Capponi e Augusta Palombi, che il 17 dicembre 1926, con atto notarile, donarono la struttura al paese, vincolandola all’uso esclusivo per l’educazione dell’infanzia. Il 10 marzo 1929, l’asilo aprì ufficialmente le porte ai bambini del luogo, gestito per decenni da un ente morale con l’aiuto di suore e personale religioso.
Per circa 70 anni, quell’edificio ha rappresentato un punto di riferimento per intere generazioni di sanfeliciani.
Tuttavia, nel 2006, a seguito del rientro delle ultime quattro suore nella casa madre, e delle difficoltà gestionali incontrate dall’ultimo presidente dell’ente, Alberto Leone, l’attività venne sospesa.
Nonostante un bilancio in attivo (circa 130.000 euro), il consiglio d’amministrazione si dimise, lasciando la gestione nelle mani “I.P.A.B.” (“Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza” che tra le sue attività prevede anche la “gestione di scuole materne e asili nido”) . Il riordino dell’IPAB fu affidato dal 2000 alle regioni; quella del Lazio, nel caso specifico, nominò una commissaria sul finire dell’anno 2006, inizio 2007, la Dott.ssa Luisa Maria Filomeno.
Progetti interrotti e fondi svaniti
Nel periodo commissariale, la Regione stanziò ulteriori 30.000 euro per il recupero di una parte della struttura — in particolare l’ex appartamento delle suore, al piano strada — da trasformare in un asilo nido. Lo statuto fu modificato per abbassare l’età minima d’ingresso da tre anni a sei mesi.
Tuttavia, i lavori non furono mai realmente avviati. I fondi sono stati in parte spesi per progettazioni mai realizzate, consulenze tecniche, segreteria e piccole spese marginali, come il taglio di una palma.
Oggi, tanto l’ex abitazione delle suore (circa 100-120 mq) quanto l’ampia struttura sottostante – l’Asilo (200-300 mq), giacciono in totale stato di abbandono, mentre lo spazio d’ingresso alla struttura è stato di fatto occupato dal bar adiacente come deposito impudente ed indecente di materiali.
Una ferita per la comunità
Questa situazione ha suscitato l’indignazione di molti cittadini.
Un gruppo spontaneo di sanfeliciani ha iniziato a mobilitarsi, scrivendo alle autorità competenti per chiedere chiarimenti e interventi.
Anche la nostra Associazione che ha tra le sue finalità tale impegno, sostiene pienamente questa iniziativa e si augura che questa dettagliata ricostruzione dei fatti possa essere d’aiuto nel risalire alle responsabilità e — soprattutto — nel recuperare un bene prezioso, che appartiene alla memoria collettiva del paese.
Restituire dignità all’asilo Capponi-Palombi non è solo un dovere morale verso i donatori, ma un atto di giustizia verso tutte le generazioni che hanno avuto il privilegio di crescere in quel luogo, che per noi bambini di un tempo, era il più bello del mondo.
Le immagini si riferiscono al 1961
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