Ricordiamo uno dei momenti più bui della storia del nostro patrimonio, ma anche una delle pagine che meglio raccontano lo spirito con cui è nata e ha operato la nostra Associazione.
Fu Franco Martufi, il nostro “guardiano del territorio”, a dare l’allarme. Con grande agitazione ci raccontò:
«Alle Crocette ci sono le ruspe che stanno buttando giù le mura ciclopiche».
Gabriele Lanzuisi chiese immediatamente allo zio Tommaso Lanzuisi, storico che in quei giorni si trovava al Circeo, di andare a verificare. Il giorno successivo arrivò purtroppo la conferma: le ruspe stavano realmente intervenendo nell’area delle antiche mura.
Dopo diversi solleciti al Comune ci venne risposto che si trattava di lavori della Soprintendenza e che non c’era motivo di preoccuparsi.
Decidemmo invece di intervenire.
All’alba del 27 settembre 1988 occupammo il cantiere, con l’obiettivo di fermare quello che consideravamo uno scempio del nostro patrimonio. Eravamo più di trenta. I Carabinieri ci ammonirono e identificarono tutti i presenti. Eravamo consapevoli che, dal punto di vista formale, con quella nostra azione avremmo potuto incorrere in diverse contestazioni di reati di svariata tipologia..
Determinante fu l’intervento dell’allora comandante dei Vigili Urbani Lanfranco Bevilaqua e degli agenti Aladino Carinci e Del Col. Fu riscontrata una mancanza formale nel cartello di cantiere — l’assenza del nome del direttore dei lavori — che consentì di apporre i sigilli e impedire ulteriori modifiche allo stato dei luoghi.
Poco dopo arrivò il Pretore di Terracina, una donna ferma e coraggiosa che, dopo aver visto personalmente il cantiere, le ruspe e le condizioni dell’area e dopo l’interrogatorio di rito del Presidente dell’Associazione, confermò il sequestro.
Vennero successivamente rinviati a giudizio il Direttore del Parco Nazionale, il Soprintendente per il Lazio, il Direttore dei lavori e le tre ditte coinvolte.
Noi ci costituimmo parte lesa, affidandoci all’avvocato Romeo Ferrucci, che all’epoca era anche legale dei familiari delle vittime del DC9 Itavia di Ustica.
Il Comune, clamorosamente, non si costituì.
Tra rinvii, vicende processuali e cambi di giudice, il procedimento arrivò infine alla prescrizione.
Il danno, però, rimase. Una parte delle mura poligonali, sul lato sinistro salendo verso la Croce, era ormai stata distrutta. Le fotografie conservate nel nostro archivio mostrano ancora oggi i grandi blocchi divelti, i mezzi meccanici e lo stato dei luoghi durante quei giorni. Riassunto occupazione acropoli_…
Ricordare quella vicenda non significa soltanto raccontare il passato.
Significa ribadire qualcosa che appartiene al DNA della nostra Associazione: la determinazione ad agire quando il territorio e il patrimonio hanno bisogno di essere difesi, anche quando ciò significa intervenire per richiamare l’attenzione delle istituzioni e sollecitare l’Amministrazione pubblica ad assumersi le proprie responsabilità.
Ma significa soprattutto ricordare quello scempio perché una cosa del genere non accada mai più.
A corredo di questo ricordo pubblichiamo le fotografie scattate in quel giorno .
Un grazie, naturalmente, ai giovani del Fortino di allora, oggi più che maturi, che restano testimoni diretti di quella pagina della nostra storia.
Ulteriori contributi:
uno stupendo video di Assunta Tognoni circeo l’Circeo: l’incanto della Maga Circe, figlia del Sole , accompagnato dalla colonna sonora e capace di mostrare con grande efficacia lo scempio compiuto: https://www.youtube.com/watch?v=W0Nu-43pWV4
Le mura ciclopiche
Lettura su Mura Acropoli di Quilici e Gigli
La storia nel racconto di Gabriele Lanzuisi
Le mura ciclopiche Interviene il Pretore
Mura Acropoli – si è atteso troppo
Mura Ciclopiche – il parere qualificato dell’Ing. D’Argenio
G.Schisani – “Circeo, si studia il ricorso legale”
C.Gallone, il restauro distruttivo delle mura ciclopiche
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